L’Agenda Sportpertutti Uisp si conferma anche nel 2026 come strumento quotidiano di orientamento, informazione e partecipazione, pensato per accompagnare ogni lettore lungo tutto l'anno. Si tratta di un'agenda ideata per chi vive lo sport, lo pratica o semplicemente lo riconosce come uno spazio di incontro, benessere e comunità. Tra appuntamenti, progetti, iniziative nazionali Uisp e ricorrenze mensili, queste pagine raccontano uno sport che guarda al presente e al futuro secondo tre parole chiave che accompagnano l’intera Agenda 2026: Inclusione, Rigenerazione, Innovazione. È questo il ‘Salto Triplo’ che l'Uisp propone per costruire uno sport sempre più accessibile, sostenibile e capace di generare comunità. Un’agenda che non è solo un supporto organizzativo, bensì uno spazio di racconto e creatività: un vero e proprio viaggio nella storia, nella letteratura e poesia, nella psicologia, nell’arte, nel cinema, nell’impegno civile e nell’esperienza sportiva. Le prime pagine dell’Agenda ospitano l’editoriale di Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, che accompagna il lettore alla scoperta del Salto Triplo e dei contenuti del 2026.
AGENDA SPORTPERTUTTI UISP 2026
Che cos’è il Salto Triplo che l’Uisp ha adottato come slogan? Lo spiega Tiziano Pesce nell'editoriale di apertura:
“E’ includere, rigenerare, innovare. Valori del fare quotidiano e del sentirsi comunità attraverso lo sport. Il Salto Triplo che ti proponiamo è anche un ingaggio culturale, perché la rivoluzione di questi ultimi anni è la creazione di un terreno comune tra sport e terzo settore, una fusione di aspirazioni, valori, impegno sociale. Segni e parole che ti prendono per mano e ti accompagnano in un viaggio che è ricerca di significato, trasversale come è lo sport. Qualche fatto come spunto e una girandola composita di appuntamenti che vivremo in questo 2026, dall’ottantesimo della Repubblica a Vivicittà, dalle attività ai tanti progetti nazionali Uisp che parlano in diretta di salute, sostenibilità ambientale, diritti, educazione, parità di genere e parità di opportunità per tutti e per tutte.
Un percorso nuovo scandito dal tempo, un salto triplo fatto di creatività, fantasia, libertà di espressione. Si sta insieme, si creano relazioni solidali, si crede in qualcosa che si costruisce partecipando, giorno dopo giorno. L’Uisp la chiama transizione sportiva, un approdo culturale e una strategia associativa. Perché lo sport sociale e per tutti è agente di cambiamento sociale, una lanterna, un’avventura di nuovo conio attraverso la quale leggere la realtà nella quale viviamo. Si chiama attivismo civico, partecipazione, libertà. Essere movimento ed essere in movimento".
In questo anno scopriremo insieme, mese per mese, i temi chiave, i progetti e le ricorrenze che animano l’Agenda Uisp 2026: il titolo del mese di ottobre: "Pace e bene: San Francesco soldato, disertore, obiettore di coscienza"
Il tema della fraternità e della pace è esplorato attraverso figure storiche e letterarie come Einrich Böll, San Francesco d’Assisi, Aldo Capitini e Mahatma Gandhi, sottolineando l’importanza della nonviolenza, della disobbedienza civile e della partecipazione attiva. La fraternità, secondo Edgar Morin e Stefano Rodotà, nasce dalle persone e si collega a solidarietà, diritti e inclusione, valori che l’Uisp ha integrato nella sua proposta sportiva “per tutti”. Eventi simbolici come la Marcia Perugia-Assisi mostrano come azione e etica possano promuovere il cambiamento sociale.
“Quando uno uccide, uccide sempre suo fratello”. Einrich Böll, premio Nobel nel 1972 con ‘Opinioni di un clown’, quando scriveva di fraternità, aggiungeva: “Io non oso parlare di fraternità. A parlarne chiamate un soldato, un disertore della Blundeswehr e un obiettore di coscienza. Questi tre, ciascuno a suo modo il rappresentante di una minoranza, messa al bando, possono farlo meglio di me”.
San Francesco d’Assisi morì il 3 ottobre 1226 e quest’anno ricorre l’800esimo anniversario. Forse anche per questa
ricorrenza, molti considerano ottobre il mese della pace, il mese nel quale negli ultimi anni si sono svolte varie edizioni
della Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Aldo Capitini, ideatore della Marcia, nel suo testo “Tecniche della non violenza” del 1967 coglie un nesso importante tra pensiero e azione, tra valore etico e azione sociale, tra nonviolenza (unica parola) e comunicazione: “Nelle azioni nonviolente collettive è necessaria la pubblicità delle iniziative. Il principio risale al dovere che ognuno ha di collaborare alla formazione dell’opinione pubblica… Può anche darsi allora che il risultato più importante della campagna sia non tanto il fine raggiunto, quanto un progresso di vita nonviolenta nella società circostante”.
Le idee di Capitini si ispiravano al Mahatma Ghandi. In occasione della “Marcia del sale” del 1930 si proponeva di
infrangere le leggi oppressive dell’impero britannico: in questo caso il filo che tiene insieme pace e azione nonviolenta
si lega alla disobbedienza civile, anche se assolutamente simbolica, come una manciata di sale: “È l’unico messaggio che
desideravo: portare avanti una lotta esclusivamente nonviolenta - scriveva Ghandi - Nessuno deve consentire che l’ira lo faccia deviare da questa via. Se io e i miei compagni periremo nella lotta, avremo portato a termine il nostro compito. Toccherà allora alla Commissione di lavoro del Congresso indicarvi la via da seguire, e starà a voi seguire la sua guida”. Migliaia di persone si unirono alla marcia, l’impero britannico reagì con la repressione, arrestò oltre 60.000 persone ma l’anno dopo firmò il patto Irwin-Ghandi, con la modifica delle leggi sul monopolio del sale e la liberazione di tutti i prigionieri politici.
Provate a guardare la grafica creata da Andrea Dreini e immaginate il sale della Marcia con i colori della pace, i colori dell’arcobaleno, con le sagome delle donne che ci camminano sopra. Sì, donne: Ghandi si rivolse anche a loro, le volle protagoniste e fu una innovazione rivoluzionaria per la società indiana: “Vi sono delle donne - disse - che sono in grado di partecipare spalla a spalla con gli uomini a questa lotta”. San Francesco fu soldato nelle battaglie tra Perugia e Assisi, poi disertore e obiettore di coscienza rispetto al potere e alla ricchezza della sua famiglia.
Che cos’è la fraternità? Non è una teoria astratta: il nome “frati minori”, che lui stesso scelse, evoca un legame di uguaglianza, di servizio e responsabilità reciproca. Ambire agli ultimi posti, per lui significava prendersi cura degli altri come se stessi. Fraternità compare sei secoli dopo nel trinomio ideale e civile della rivoluzione francese, anche se delle tre celebri parole è la meno realizzata. Perchè? Questa è la risposta che si dà Edgar Morin: “La fraternità ci pone un problema, non può essere imposta dall’alto o dall’esterno; non può venire che dalle persone. La sua fonte è dunque in noi”. Fraternità evoca un altro valore di riferimento, quello della solidarietà.
L’Uisp, nella sua trasformazione degli anni ‘90, la mise a fondamento della propria proposta sportiva “per tutti”. Non un
semplice dettaglio lessicale, ma un ampliamento di orizzonte, dove ‘sportpertutti’ veniva accompagnato da questo trinomio di valori: diritti, ambiente, solidarietà. Fraternità e solidarietà vengono trattate simmetricamente dal giurista Stefano Rodotà (1933-2017) in uno dei suoi ultimi libri, dal titolo “Solidarietà, un’utopia necessaria”. Riferendosi alla solidarietà e al suo accostamento alla Rivoluzione francese, come uno dei principi fondativi dello stato moderno, Rodotà scrive che “la vicenda culturale della solidarietà che si arricchisce variamente, diviene terreno d’incontro di tradizioni diverse come la fratellanza cristiana e il pensiero socialista. Soprattutto si distacca sempre più nettamente dalla matrice caritativa, si fa strumento di organizzazione politica e di emancipazione sociale”.
E la fraternità, per San Francesco d’Assisi, traccia una strada e porta sempre alla pace. Francesco fu prima soldato
e poi disertore: “Per cui se servirà, del sangue ad ogni costo/ andate a dare il vostro, se vi divertirà/ E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi/ che possono spararmi, io armi non ne ho”. (Boris Vian, Il disertore)